Ah, ma io non sarei in grado!› Affondo le unghie nei palmi delle mani lasciando il segno profondo di mezzelune per non picchiare quei visi compassionevoli o per non gettare la cornetta del telefono fuori dalla finestra. Vorrei urlare, ma da molto tempo tutto quell’orrore a cui devo assistere giorno dopo giorno ha soffocato in gola ogni grido. Nessuno mi ha chiesto se sono in grado di farlo. Le reazioni alle risposte, per quanto brevi che siano, rivelano il disagio causato dall’argomento. ‹Sì, è veramente orribile e anche noi mangiamo solo pochissima carne.› Spesso cercano di spronarmi: ‹Stringi i denti, tieni duro, manca poco e lo avrai superato!› Questo per me è uno dei commenti più brutti, più insensibili e più ignoranti perché il massacro continua, giorno per giorno. Penso che nessuno abbia capito che il mio problema non era tanto superare queste sei settimane, bensì il fatto che questa strage mostruosa avviene milioni di volte – che avviene per ogni singola persona che mangia carne. Specialmente quei carnivori che affermano di essere amici degli animali ora per me hanno perso ogni e qualsiasi credibilità.

Ah, ma smettila, non rovinarmi l’appetito!› Anche con questo genere di commenti sono stata bloccata rigorosamente più di una volta, e a questi commenti hanno fatto seguito forme più pesanti:: ‹Sei una terrorista! Ogni persona normale ti deride!› Quanto ci si sente soli in momenti come questi! Talvolta guardo quel piccolo feto di vacca che ho portato a casa e conservato in formalina. Memento mori. Lascia che ridano, le ‹persone normali›. Occhi che non dimenticherò mai, occhi che dovrebbero vedere tutti coloro che vogliono mangiare carne.

Quando siamo circondati da tanta morte violenta, cambiano le prospettive; la propria vita apparirà infinitamente irrilevante. Prima o poi si guardano le file anonime di maiali fatti a pezzi che attraversano la sala come meandri e ci si chiede: sarebbe diverso se qui ci fossero appese delle persone? Soprattutto l’anatomia posteriore degli animali da macello, grassa e piena di pustole e macchie rosse, ricorda in modo strabiliante quella untuosa e opulenta che fuoriesce da stretti slip da bagno nelle spiagge soleggiate. Anche le grida interminabili che rintronano dalla sala di abbattimento, quando i maiali presentono la loro morte, potrebbero provenire da donne o bambini. Non resta altro che intorpidimento. Prima o poi penso soltanto a che deve finire, deve finire, speriamo che sia veloce con quelle pinze elettriche, affinché finisca finalmente. ‹Molti dei maiali non emettono un suono›, ha detto uno dei veterinari, ‹altri invece stanno là, immobili e gridano senza alcun motivo›.