Prima o poi è giunto l’ultimo di tutti questi giorni interminabili. Prima o poi dispongo del certificato del tirocinio, una cartaccia, ottenuta a caro prezzo, a un prezzo più caro di qualsiasi prezzo che abbia mai pagato per qualcosa. La porta si chiude, il timido sole di novembre mi accompagna attraverso il cortile spoglio fino all’autobus. Le grida e il rumore delle macchine si attenuano. Quando attraverso la strada, un grosso carro bestiame con rimorchio svolta e accede al mattatoio. Maiali pigiati su due piani.

Io me ne vado senza guardare indietro, perché ho prestato testimonianza e ora voglio tentare di dimenticare, per poter continuare a vivere. Che siano altri a lottare ora; in quel posto mi hanno rubato la forza di combattere, hanno distrutto la mia volontà, la gioia di vivere sostituendole con sensi di colpa e una tristezza plumbea. L’inferno si trova in mezzo a noi, migliaia di volte, giorno per giorno. Una cosa, però, resta a ognuno di noi: dire di NO. No, no e no!» (Fine del rapporto della veterinaria Christiane Haupt)

Il rinomato autore e psicologo Dr. Helmut Kaplan fa riferimento al rapporto di Christiane Haupt nel suo articolo «Tradimento agli animali» («Verrat an den Tieren») (per il testo completo rimandiamo a http://www.tierrechte-kaplan.org/kompendium/a214.htm). Qui di seguito ne riportiamo un estratto:

«Un video di dodici minuti dell’anno 2011 sulla normalissima quotidianità in un mattatoio dimostra in modo terribilmente impressionante che Christiane M. Haupt non è andata a finire in un mattatoio particolarmente brutto in un momento poco propizio. Non è stato ripreso da una «telecamera nascosta», ma con un permesso di ripresa ufficiale in un mattatoio certificato UE nella zona di confine tra l’Austria superiore e la Baviera.

Una scena chiave: «Un toro imponente, sollevato con una catena di ferro attaccata alla zampa posteriore, è appeso a testa in giù sopra la catena – apparentemente anestetizzato dal proiettile captivo. Il macellatore gli taglia la gola con un grosso coltello, un fiotto di sangue fuoriesce impetuosamente. (...) Improvvisamente succede qualcosa che fa rabbrividire l’osservatore: mentre il macellatore squarcia il petto fischiettando fra sé e sé, gli occhi dell’animale si aprono e si chiudono lentamente. E poi il toro comincia a urlare – lo si sente molto chiaramente nel video: un muggito tremendo, rauco e gorgogliante che copre il chiasso del processo di macellazione. Alla fine l’animale coperto di sangue e appeso al gancio riesce addirittura a impennarsi alcune volte. Il macellatore, che sta tagliando gli zoccoli anteriori, deve mettersi al coperto. L’agonia dura lunghi minuti.»